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La famiglia De Sica unita in “Parlami di me”

Pubblicato il 25 ottobre 2008 da Raffa

Al Festival di Roma debutta in anteprima la famiglia De Sica nel musical “Parlami di me” diretto dal giovane nipote del grande Vittorio De Sica, Brando De Sica.

brando-de-sica La famiglia De Sica unita in Parlami di me

Il musical è un prodotto familiare: infatti oltre al giovane 25 enne nipote di De Sica, partecipano al progetto Christian De Sica come interprete del film, la madre di Brando, Silvia Verdone, nonchè sorella di Carlo Verdone.

Inoltre il film non è altro che la trasposizione cinematografica del musical teatrale scritto da Maurizio Costanzo e Enrico Vaime.

Lo spettacolo ha avuto grande successo in quanto è riusciuto a catalizzare l’attenzione di 600 mila spettatori portando così ad un incasso di ben 11 milioni di euro.

De Sica racconta Vittorio e dice:

“Il grande successo di quello show lo devo soprattutto alla magica presenza di mio padre . Papà era un maestro del cinema, era come De Chirico in pittura. Io sono solo un pittore della domenica. Ogni sera, quando ricordavo papà, sentivo che il pubblico si commuoveva con me. Poi è arrivato mio figlio Brando: si è laureato l’anno scorso alla USC, l’università della California, a Los Angeles, ha realizzato diversi video rock e cortometraggi e allora chi meglio di lui poteva raccontare me, suo padre, e quel nonno Vittorio che pur non avendo mai conosciuto riempie fin dall’infanzia il suo immaginario familiare? Così, Brando al musical ha aggiunto un prologo inedito e un epilogo”.

de-sica-christian La famiglia De Sica unita in Parlami di me

Proprio Brando, spirito libero, spiega come abbia sentito la necessità di lasciare casa per trovare la propria strada:

“Proprio per evitare simili accuse, a 18 anni ho lasciato casa e me ne sono andato a Los Angeles, per imparare il mestiere che voglio fare: il regista. Comunque, trovo assurdo questo accanimento contro i figli d’arte: in America non è così, basti pensare ai Fonda, i Barrymore, i Douglas. Che dovrebbe fare lo Stato, sovvenzionare noi figli di papà perché non possiamo lavorare? Al contrario, noi più di altri possiamo renderci conto dei sacrifici e del rispetto per il lavoro che servono”.

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